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22 novembre 2021
Intervista all’Amministratore Delegato Renata Callerio
La Fimac spa ha appena festeggiato i suoi 100 anni di attività. Nata nel 1921, a Milano col nome di Fitac, come piccola fabbrica di trapani e di macchine ad aria compressa, oggi dopo cinque generazioni a conduzione familiare, è una realtà nel settore aerospaziale, un’eccellenza lombarda e italiana nel mondo. Per l’occasione abbiamo avuto il piacere di rivolgere alcune domande alla dottoressa Renata Callerio, amministratrice delegata della società di Senago.
Lo scorso 13 luglio, la Fimac spa, azienda di Senago ha ottenuto dal presidente Alessandro Fermi l’importante Riconoscimento del Consiglio Regionale della Lombardia, sia per i suoi 100 anni di storia, ma anche e soprattutto per gli importanti risultati in campo aeronautico ed aerospaziale.
Lei cosa si sente di aggiungere a questo meritato riconoscimento?
Nei suoi 100 anni di esistenza, FIMAC ha mantenuto costante la propensione agli investimenti in R&S, in tecnologia e formazione; questi fattori, insieme con la capacità dei nostri progettisti di creare soluzioni innovative per soddisfare le richieste più sfidanti del mercato, le hanno permesso di superare le fasi di crisi e di incrementare la notorietà internazionale. Per una PMI, quale è FIMAC, essere “prime contractor” di importanti velivolisti, quali Piaggio, Leonardo, Airbus, Gulfstream ecc., è motivo di grande orgoglio.
Oggi la Fimac è un importante realtà aziendale italiana nel settore aeronautico ed aerospaziale, e se siete riusciti a superare concorrenti prestigiosi come i tedeschi e gli inglesi è frutto della vostra lungimiranza: avete voluto fortemente che la progettazione non fosse delocalizzata, mentre invece i vostri concorrenti europei, lo hanno fatto. Questa scelta vi ha dato ragione. Cosa si sente di dire a riguardo?
La progettazione è il cuore delle attività delle imprese del nostro settore, in quanto consente di proporre al mercato prodotti al passo con le tecnologie più innovative; mantenere questo processo in casa garantisce flessibilità e reattività nei confronti delle richieste del cliente, facilita l’industrializzazione e mantiene e accresce il know how aziendale, che viene trasmesso dai più esperti ai giovani.
La strada intrapresa, in un recente passato, da molte aziende di ridurre i costi delocalizzando la progettazione in paesi, come l’India, che offrono tecnici altamente specializzati a costi molto contenuti, si è rivelata miope. Queste aziende in breve tempo hanno perduto il controllo della progettazione, non sono aggiornate sulle nuove tecnologie e non sono in grado di formare i giovani; in altre parole: si sono impoverite e hanno perso competitività.
Volendo entrare nello specifico della produzione, senza violare i segreti militari, ci illustra qualche vostra soluzione aerospaziale/aeronautica che oggi trova applicazione commerciale?
Il primo approccio con l’aviazione commerciale (business jet) è stato per accessori idraulici; la tecnologia impiegata per le Valvole selettrici del sistema di rifornimento in volo dell’Eurofighter Typhoon ha trovato impiego nel sistema di apertura e chiusura della porta principale, che funge anche da scaletta passeggeri quando aperta, del Gulfstream G280, insieme ad un attuatore derivato dall’attuatore dei flap Krueger del Tornado.
Più recentemente, abbiamo utilizzato la nostra esperienza in sistemi di controllo ambientale (ECS) per avionica per progettare impianti di climatizzazione per piccoli velivoli passeggeri; in questo segmento di mercato non si registravano innovazioni da decenni.
Per voi un giovane laureato, ingegnere, che decide di lavorare nel vostro settore quali caratteristiche e doti deve possedere?
Innanzi tutto, deve possedere alcune fondamentali doti umane: flessibilità, disponibilità ad apprendere, attitudine al lavoro di gruppo e, soprattutto, entusiasmo e passione per il settore.
Un giovane ingegnere deve, inoltre, avere una eccellente preparazione di base nelle materie tecniche e scientifiche e una buona padronanza della lingua inglese e discrete competenze informatiche, che ormai sono necessarie per svolgere i diversi compiti richiesti. Le competenze più specialistiche variano a seconda dell’area di attività (progettazione, ingegneria di produzione, commerciale, qualità, IT, ecc.) e possono essere apprese o integrate con apposita formazione in aula e on the job.
Daniele Carelli