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09 dicembre 2020
In questi tempi si discute di grandi stanziamenti per il rilancio economico dopo la pandemia, ma non si è ancora in grado di precisare per quali opere. Il settore del trasporto pubblico sconta, in modo particolare nel nostro Paese, una sorta di “colpa COVID” dove molti mezzi di comunicazione attribuiscono la colpa dei contagi ai mezzi pubblici, offrendo così un assist ad una politica che sta tornando indietro di 50 anni puntando verso una mobilità stradale individuale, leggasi l’auto. Non la pensano così invece in Arabia Saudita, come ha ben evidenziato Massimo Ferrari, Presidente dell’UTP – Associazione Utenti Trasporti Pubblici in suo intervento sulla rivista Mobility Magazine di cui riporto ampi stralci. Scrive Ferrari: ”Per vedere come si stanno spendendo quasi 30 miliardi di euro per la realizzazione dal nulla di una rete di metropolitana in una sola città, bisognerebbe avventurarsi a Riyad, capitale dell’Arabia Saudita che conta attualmente sei milioni di abitanti, destinati a crescere fino a 8,3 nel 2030. Quindi una metropoli di vaste dimensioni, che sorge ai margini del deserto, con illimitate possibilità di espansione territoriale, dotata di ampie autostrade urbane, con un tasso di motorizzazione abbastanza elevato ed un reddito tra i più cospicui (oltre 55mila dollari di Pil pro-capite, poco meno di Svizzera e Usa). Tutto ciò, naturalmente, in forza della rendita petrolifera, non più illimitata come negli anni Settanta – a causa della caduta del prezzo del greggio – ma certamente ancora rilevante. Ovviamente il prezzo del carburante è irrisorio (circa 35 centesimi per un litro di benzina) e, di conseguenza, il ruolo del trasporto pubblico – finora espletato esclusivamente con autobus – è marginale: non più del 2 per cento di quota modale negli spostamenti. Eppure la monarchia saudita, che negli anni dei petrodollari investiva esclusivamente in aeroporti, autostrade, palazzi faraonici e yacht da miliardari, oggi sembra preoccupata di garantirsi un futuro sostenibile ed investe massicciamente nel trasporto collettivo. Quello vincente, però: non certo i bus, ma i sistemi su ferro.
A Riyad sono attualmente in costruzione sei linee di metropolitana per complessivi 176 km (parte in tunnel e parte in viadotto). Una grande rete, dunque, ancorché inferiore rispetto a Madrid (293), New York (368) o Londra (402), per non parlare di Pechino e Shanghai che ormai veleggiano sui 600 km. Ciò che impressiona, però, è che la rete della capitale saudita verrà completata in soli sei anni, alla media di 25 km all’anno. A partire dal prossimo anno, il metrò di Riyad collegherà sedi universitarie, scuole, ospedali, grandi centri commerciali ed uffici, per poi crescere, nell’arco di dieci anni, a 3,6 milioni di passeggeri al giorno. La quota di mercato della mobilità dovrebbe così salire al 40 per cento degli spostamenti complessivi ed ottanta linee di autobus verranno ridisegnate in funzione di adduzione alla principali stazioni. Per realizzare quella che sarà la più estesa rete integralmente automatica del Mondo sono impiegati 30 mila lavoratori. Ad aggiudicarsi gli appalti le più importanti imprese a livello internazionale, riunite in quattro consorzi. Le 85 stazioni saranno servite da 190 treni, alimentati a terza rotaia ed omologati per una velocità massima di 90 km/h ed una commerciale di 55. Il riutilizzo dell’energia impiegata in fase di frenata consentirà di minimizzare i consumi energetici. L’intervento contempla anche la piantumazione di 7,5 milioni di alberi che consentiranno di mitigare le altissime temperature esterne favorendo gli spostamenti pedonali e contribuendo così a ridurre ulteriormente gli spostamenti motorizzati. L’emissione di gas responsabili dell’effetto serra sarà quasi dimezzato (-46 per cento), rispetto ad oggi, grazie al cambio modale pianificato.” Aggiunge poi una conclusione particolarmente acuta in rapporto a quanto accade da noi: “Alla faccia di coloro che insistono nel profetizzare il superamento della rotaia in vista dell’evoluzione delle auto a guida automatica. E tutto questo – vale la pena di sottolinearlo – in un contesto complessivamente poco popolato, benestante, motorizzato, dotato di risorse petrolifere in abbondanza ed a poco prezzo. Ma se oggi anche i governi del Golfo puntano risolutamente sul trasporto pubblico a guida vincolata, allora vuol proprio dire che i modelli di mobilità stanno cambiando in tutto il Mondo.” Purtroppo i modelli di mobilità cambiano anche da noi, ma non come in Arabia vien da dire…
Valter Aristodemo Artelli, direttore editoriale.